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sabato 17 novembre 2012

La Tigre




La Tigre

Lo squillo della campanella lo interruppe.
- Continueremo la prossima volta ragazzi.
Disse raccogliendo libri e fogli sparsi sull'ampia cattedra in legno massiccio, mentre dall'aula molti studenti iniziavano ad alzarsi.
- Ricordate, eentro venerdì voglio la relazione sui punti di convergenza tragica tra Shakespeare e De Sade e il ruolo della donna in relazione al loro pensiero.
Sorrise sentendo il mormorio infastidito di diversi studenti, soprattutto il piccolo gruppo in alto a destra. Quei giocatori della squadra di football avevano scelto il suo corso pensando che, essendo stato in passato un abile quarterback, avrebbe avuto un occhio di riguardo. Non avrebbero potuto sbagliare di più.
Teste di legno” Pensò. “Nemmeno in grado di leggere fluentemente Skakespeare, altro che comprenderne le sfumature”.
Una studentessa, Jennifer Logan, si avvicinò ancheggiando in una minigonna che nulla lasciava all'immaginazione. Si fermò davanti a lui, più vicina di quanto l'etichetta o il buon senso potessero consigliare e gli parlò con la bocca talmente vicina che, non solo sentì il profumo della gomma alla menta, ma anche un sentore di cioccolato, probabile ripieno delle ciambelle della sua colazione.
- Professore, ricorda? Aveva promesso di mostrarmi le sue copie antiche di Amleto e Otello? Io nel pomeriggio sarei libera.
Sì, libera di farti sbattere per ore sul mio divano immagino. Puttanella
Pensò, ma sorridendo rispose:
- Mi dispiace, oggi non è possibile, ho un appuntamento irrinunciabile, ma venerdì sera sarò libero. Ti aspetto alle sette.
E così vedremo se sei apparenza o se sotto quella gonna c'è davvero del fuoco che arde
Disse tra sé, allontanandosi.
Richard Winthrop, professore emerito, lasciò l'imponente edificio della facoltà di letteratura della Miskatonic University per dirigersi al parcheggio del campus, da dove, tra gli sguardi curiosi e ammirati degli di studenti in giro, uscì rombando sulla sua Porsche blu.

lunedì 29 ottobre 2012

Sete Perversa



SETE PERVERSA

Lievi , profondi ansiti risuonano ritmici nel silenzio della stanza, seguendo in perfetta armonia il tempo lento e sinuoso del movimento sussultorio del suo corpo sopra il mio.
Ho sempre amato questa posizione, è l'unica che mi consente di mantenere una sufficiente lucidità mentale da dedicarmi all'osservazione, che mi consente di miscelare al piacere della penetrazione quello puramente mentale dello svelare, valutare e godere dei movimenti, della totale libertà della donna nell'atto.
E' veramente meraviglioso guardare così il suo corpo, che si inarca ad ogni sussulto, i suoi occhi che si chiudono mentre lei si perde nell'estasi, inoltrandosi in un mondo personale fatto di solo piacere, soli stimoli sensoriali ed elettricità pura, le sue labbra che trattengono a fatica il lamento, i muscoli delle cosce che si irrigidiscono in armonia con quelli vaginali stringendomi contemporaneamente inguine e corpo, come una doppia matrioska umana.
La sento ora avvicinarsi sempre di più al culmine mentre osservo la sua vena del collo pulsare, la mia mente si sintonizza quasi con lo scorrere impetuoso del suo sangue e così i miei pensieri tornano torbidi e perversi.

domenica 5 agosto 2012



Walking Dead



Giorno da 1 a 3.
L'orda degli Zombie non ci da tregua. Sono già tre giorni che lottiamo, fuggendo dal morbo che attanaglia la città, e probabilmente il globo intero. Del gruppo originale siamo sopravvissuti solo in sei, esclusa Anna naturalmente.

Solo quattro giorni fa eravamo diciotto. Una cena tra vecchi compagni di liceo come si organizzava tutti gli anni, solo che questa volta è stata decisamente spaventosa. Avevamo mangiato solo l'antipasto, un misto mare con un ostrica dal sapore decisamente troppo metallico, quando nella sala principale del ristorante giapponese “Sotto il Vulcano“ è scoppiato il finimondo. Quelli che sembravano un gruppo di pazzi piombati nel mezzo della sala si erano poi rivelati veri morti viventi, che avevano assalito a graffi e morsi avventori e camerieri. Tutto è divenuto un caos totale e ho visto cadere diversi vecchi compagni sotto le loro fauci voraci.

Uno si è gettato su di me. Ho maledetto le bacchette usate per mangiare, avessi avuto almeno un bel coltello tra le mani! Con un tuffo sul tavolo sono riuscito a sfuggirgli, rimediando solo uno strappo sui jeans nuovi. Al mio posto si è però mangiato Ferrari. Quel secchione mi stava sulle palle da vent'anni, ma non è stata comunque una gran rivincita vedere la sua faccia dilaniata dai denti del morto vivente. Anni e anni di film e giochi al pc mi avevano però preparato per situazioni di questo tipo, così ho preso in mano la situazione radunando a spintoni e urla sette compagni ancora illesi ma imbambolati, spingendoli verso le cucine.

Avevo due cose in mente, impadronirmi delle due Katane appese incrociate sulla parete di fondo e cercare una via d'uscita secondaria per evitare il carnaio all'ingresso. Sono riuscito bene in entrambe. Ho preso le due spade e, impugnata la Katana con il manico rosso, ho messo l'altra in mano a Mario, che tra tutti mi sembrava il meno frastornato. Oltrepassata la porta della cucina, siamo riusciti a chiuderla, bloccandola alle nostre spalle con un grande carrello portavivande. Purtroppo ci siamo ritrovati solo in sei, Giovanni era sparito lungo il tragitto. Li ho fatti muovere rapidi verso il fondo, la porta non avrebbe resistito a lungo, facendo in modo che tutti, anche le tre donne, impugnassero un paio di mannaie e alcuni coltelli lunghi trovati sui banchi da lavoro.